Più di trecento anni fa, un meteorite caduto in Germania passò inosservato come semplice rarità minerale. Oggi, quel frammento spaziale è diventato un elemento chiave per la fisica dei materiali, poiché contiene una sostanza il cui comportamento termico sfida principi considerati universali. La ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, conferma che il meteorite trovato a Steinbach contiene tridimite meteorica, una forma di biossido di silicio con proprietà che non corrispondono né ai cristalli classici né ai vetri convenzionali.
Un materiale fuori dalle categorie classiche

Tradizionalmente, la conducibilità del calore segue modelli ben definiti: i cristalli perdono efficienza quando si riscaldano e i vetri la aumentano. Tuttavia, la tridimite presente in questo meteorite mantiene una risposta stabile di fronte ad ampie variazioni di temperatura.
I test condotti dai scienziati dell’Università della Sorbona dimostrano che una struttura atomica intermedia, a metà strada tra ordine e disordine, consente di mantenere una capacità termica costante in intervalli compresi tra 80 e 380 gradi Kelvin.
Una teoria che ha trovato la sua prova

Questo comportamento era stato anticipato nel 2019 da un team guidato da Michele Simoncelli dell’Università di Columbia, che ha sviluppato un’equazione in grado di descrivere cristalli e vetri all’interno dello stesso quadro teorico.
Applicando questo modello al biossido di silicio, i ricercatori hanno previsto l’esistenza di materiali intermedi come la tridimite. La validazione sperimentale ottenuta dal meteorite rafforza la teoria e suggerisce che questi composti possono formarsi in condizioni estreme.
Le implicazioni vanno oltre l’ambito accademico. La presenza di tridimite è stata rilevata anche su Marte e la sua possibile riproduzione in ambienti industriali, come i forni siderurgici, apre la strada a nuove strategie per controllare il calore e ridurre l’impatto ambientale in settori ad alta intensità energetica.
