Durante una spedizione scientifica nell’Oceano Pacifico sud-orientale, un team di oceanografi guidato dallo Schmidt Ocean Institute ha scoperto e mappato una montagna sottomarina che supera di gran lunga l’altezza del grattacielo più alto del mondo. La formazione si erge per 3.109 metri dal fondale oceanico, rendendola quasi quattro volte più alta del Burj Khalifa a Dubai, l’edificio riconosciuto dal Guinness World Records come il più alto del pianeta con i suoi 828 metri. La scoperta è avvenuta durante una missione di 28 giorni in acque internazionali sopra la Dorsale di Nazca, a circa 900 miglia nautiche (1.448 km) a ovest della costa del Cile, una zona poco esplorata del fondale marino che ora rivela paesaggi così estremi da rivaleggiare con le grandi terre emerse.
La montagna sottomarina 4 volte più alta del Burj Khalifa

La formazione mappata è un monte sottomarino o seamount, un’elevazione geologica che emerge dal fondale oceanico senza raggiungere la superficie. Secondo lo Schmidt Ocean Institute e i suoi partner scientifici, questo monte si trova nel cuore della Dorsale di Nazca, parte di una catena di montagne sottomarine che attraversa il Pacifico sud-orientale.
Con un’altezza di 3.109 metri dalla base alla cima, la struttura supera non solo grattacieli come il Burj Khalifa, ma anche altri simboli geografici come il Monte Olimpo in Grecia (2.917 m). Sebbene non abbia ancora un nome ufficiale riconosciuto dalla comunità scientifica, le sue dimensioni imponenti e l’ecosistema ad esso associato hanno suscitato un immediato interesse tra oceanografi e biologi marini.
Un ecosistema nascosto sotto il mare: coralli millenari e un calamaro rarissimo avvistato per la prima volta

Oltre alle sue dimensioni colossali, questo monte sottomarino è un centro di biodiversità in profondità. Grazie alle immersioni con robot sottomarini come il ROV SuBastian, i ricercatori hanno scoperto giardini di spugne e coralli millenari che offrono rifugio a diverse forme di vita, dai pesci di scoglio alle stelle marine e ai granchi reali.
Durante la spedizione sono state anche catturate le prime immagini di un calamaro del genere Promachoteuthis vivo, un tipo di cefalopode estremamente raro di cui erano noti solo esemplari morti raccolti nelle reti. Questa registrazione rappresenta la prima osservazione nel suo habitat naturale nella regione.
Gli scienziati hanno anche registrato la presenza di un polpo soprannominato “Casper”, chiamato così per il suo aspetto biancastro e finora mai visto nel Pacifico meridionale. Altre creature osservate sono state diverse colonie di sifonofori (Bathyphysa) noti come “mostri spaghetti volanti”, organismi gelatinosi poco comuni nei campioni visivi.
In totale, l’esplorazione ha portato alla scoperta di circa 20 possibili nuove specie che ora saranno analizzate e catalogate dai tassonomi, nell’ambito dello sforzo globale di inventariare la vita marina profonda in zone remote del pianeta.
